Cause - Missioni Estere Redentoriste

L'ineguale distribuzione delle ricchezze è la causa principale della povertà e della conseguente fame nel mondo.

Secondo la FAO (Food and Agriculture Organization) il mondo, in base all'attuale stato della capacità produttiva agricola, potrebbe nutrire senza alcun problema più di dodici miliardi di esseri umani. Ma la realtà è ben diversa. È evidente che il sistema economico oggi dominante funziona in modo tale che, ogni anno, quasi un miliardo di persone muore di fame; altri cinque miliardi soffrono e si ammalano per carenza di cibo; mentre, nello stesso tempo, una massa di prodotti alimentari sufficiente a nutrire sei miliardi di uomini viene gettata fra i rifiuti. 

La povertà è dunque legata al modo in cui è stata costruita la società. È frutto di mani umane: strutture economiche e atavismi sociali, pregiudizi razziali, culturali, e religiosi accumulati nella storia, interessi economici sempre più ambiziosi; perciò anche la sua abolizione è nelle nostre mani.

Per quei cristiani che - sensibili al Vangelo - dedicano attenzione e risorse a queste problematiche, parlare di amore di Dio significa parlare del dono della vita, in modo particolare dell’esigenza di instaurare “la giustizia e il diritto”, tema che la Bibbia presenta sempre strettamente legato alla situazione che vive il povero. La preferenza va ai poveri proprio perché si trovano in una situazione ingiusta, contraria alla volontà di vita di Dio e, perciò, inaccettabile per un credente. L’opzione preferenziale per i poveri è una denuncia delle disuguaglianze ed emarginazioni esistenti nella società, oltre ad una azione concreta per rendere meno dura la loro condizione.

   

Il neo-colonialismo.

La causa determinante della povertà nel Sud del Mondo è il “neo-colonialismo”. Con questo termine si indicano quell’insieme di rapporti politici ed economici attraverso i quali una grande potenza impone una politica di controllo e di sfruttamento su territori che in passato erano sotto il suo controllo coloniale o che comunque sono in una condizione di dipendenza economica.

I Paesi colonizzati credevano che una volta indipendenti sarebbero finiti i loro problemi, ma non fu così. Mancavano infatti le condizioni essenziali per avviare un processo di sviluppo economico: capitali, manodopera qualificata, infrastrutture. Per realizzare tali condizioni occorrevano grandi finanziamenti che potevano venire solo dai Paesi ricchi, gli stessi che prima erano colonizzatori. Si venne così a creare una nuova forma di dipendenza che prese il nome di neocolonialismo.

Lo Stato che opera in una prospettiva neocoloniale vuole reperire materie prime, forza lavoro, trovare mercati per la propria produzione, imporre la coltivazione dei prodotti che poi compera a un prezzo molto basso.

Due sono i modi che i Paesi che praticano il neo-colonialismo usano per sottrarre ricchezza al Sud: il “saccheggio diretto” e il “saccheggio indiretto”.

Il saccheggio diretto avviene con le multinazionali che spesso gestiscono le produzioni attraverso il possesso di piantagioni, miniere e industrie. In questo modo il saccheggio avviene pagando tasse basse, dando salari miseri e pochissimi diritti di estrazione.

Il saccheggio indiretto invece avviene attraverso il meccanismo dei prezzi: i produttori locali, che gestiscono le produzioni, commerciano solo con le grandi multinazionali, che circa da una decina d’anni - senza alcun pudore - hanno abbassato i prezzi dei prodotti del Sud mentre i prezzi dei prodotti del Nord sono saliti.

   

Il debito estero : un cappio al collo dei poveri.

Un altro elemento determinante nell’impoverimento del Sud è legato al debito: per pagare i debiti e gli interessi il Sud trasferisce al Nord miliardi di dollari che derivano dalle esportazioni, quindi è come se il Sud spedisse merce senza ricevere nulla in cambio. Ed è quello che succede in Madagascar con la produzione del riso, l’alimento base della popolazione malgascia. Le risaie del Madagascar producono riso di altissima qualità destinato quasi tutto all'esportazione, mentre riso di minore qualità viene importato per soddisfare il bisogno della gente che lo utilizza quotidianamente.

Determinante è il ruolo svolto dalle “multinazionali” nel neo-colonialismo. Le multinazionali sono grosse società, presenti in molte nazioni con delle filiali. Esse possono lavorare senza avere limiti imposti da altri Paesi; infatti le società da esse controllate hanno la forma legale del Paese in cui producono e quindi hanno tutti i vantaggi delle imprese nazionali.

In questo modo le multinazionali possono conquistare nuovi mercati, scavalcando impunemente le barriere commerciali imposte dagli Stati e installare le loro fabbriche in Paesi dove i costi delle materie prime e della manodopera sono più bassi. Il 75% del commercio mondiale è controllato da società multinazionali o dalle loro filiali.

Chi riesce a intuire, in qualche modo, la totale dipendenza del Terzo mondo dai nostri interessi, non arriva neanche a chiedersi: “Cosa possiamo fare?”, perché a questa domanda pensa che non vi sia risposta (o che almeno l’uomo comune non possa darla). Questi semplici collegamenti siamo tardi a farli a causa dell’ignoranza che ci caratterizza (non conosciamo i termini della questione neocoloniale), oppure per pigrizia (crediamo che altri ci penseranno o che debbano pensarci), o per scetticismo o addirittura per convenienza (atteggiamento, questo, che riguarda chi fa affari col Terzo mondo). E così, o non ci accorgiamo che la nostra ricchezza dipende per buona parte dalla povertà del Terzo e Quarto mondo, oppure, anche se ce ne accorgiamo, non facciamo niente per modificare questa situazione.

Concludendo, questo articolo sulla povertà e la fame nel mondo vuole essere di stimolo ad una riflessione sullo stato di degrado in cui la nostra società sta scivolando. E insieme a lei, anche la nostra coscienza, ormai quasi impassibile di fronte a tanta sofferenza con la quale purtroppo ci siamo abituati a convivere. Il binomio povertà-fame è uno “scandalo” per l’umanità: mentre nel mondo ogni sei secondi un bambino muore di fame, milioni di ricchi consumatori nei Paesi industrializzati muoiono a causa di malattie legate all’abbondanza di cibo.

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